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Undrafted BasketLab – due parole con Marco Legovich


Undrafted BasketLab - due parole con Marco Legovich

Ciao Marco, spiegaci in poche parole cosa fai nella vita e che cos’è Undrafted BasketLab

Questo appena iniziato è il mio quinto anno all’interno dello staff tecnico della Pallacanestro Trieste: 3 anni di A2 con la promozione conquistata contro Casale Monferrato e lo scorso anno il mio debutto nella massima serie. Una grande emozione poter condividere tutto questo a casa mia! 

Mi piace poter definire Undrafted una vera e propria mentalità basata sul lavoro quotidiano. Ogni giorno, senza pause. Studiare, mettersi in dubbio, sbagliare e riprovare fino ad arrivare alla soluzione condividendo questo percorso di miglioramento con altre persone di medesima mentalità. Assieme a tutto lo staff, abbiamo portato questa forma mentis all’interno del nostro “laboratorio” di Undrafted BasketLab per dare la possibilità a tutti i giocatori, siano essi Senior o Under (i nostri Rookie), di lavorare duro anche nel periodo estivo, molte volte opportunità troppo sottovalutata dal contesto cestistico italiano.

 

Quando e perché ti è venuto in mente una cosa simile ?

Ho iniziato a lavorare sull’organizzazione del progetto circa 1 anno fa. C’erano davvero mille particolari e dettagli da mettere a posto sotto ogni punto di vista e desideravo fare le cose nel miglior modo possibile per poter rispondere a tutte le necessità dei giocatori e al contempo porre le basi per qualcosa che si potesse ripetere ciclicamente nel tempo.

 

Che cosa ti ha differenziato dal resto dei camp di basket già presenti?

Non penso sinceramente di aver “rivoluzionato” il settore dei camp estivi proprio perchè non mi piace definire Undrafted un camp. A mio modo di vedere le cose, l’aspetto che ha più funzionato di Undrafted è stata la flessibilità dimostrata nei confronti dei giocatori senior: obiettivi di lavoro condivisi, numero di sedute settimanali variabili in base a carichi di lavoro ed impegni/svago e allenamenti mirati ma allo stesso tempo non ripetitivi penso siano i punti di forza che ci hanno fatto crescere lungo le 8 settimane di lavoro.

 

 

Quali sono stati gli aspetti più di Undrafted?

Ci sono tante cose che ci hanno aiutato a far funzionare il tutto e passare dai circa 10 iscritti della prima settimana ad avere circa 45 giocatori tra senior e under nelle ultime due.

Sicuramente l’impronta social che abbiamo dato al tutto ci ha dato grande visibilità su Facebook e Instagram, senza mai porre però l’aspetto social davanti all’aspetto tecnico.

In più il grande utilizzo della tecnologia all’interno dei nostri allenamenti ha conquistato i giocatori, di qualsiasi età, che hanno potuto provare esperienze diverse dal solito come studiare i movimenti e situazioni tattiche dei giocatori di alto livello direttamente in campo su una lavagna interattiva piuttosto che utilizzare particolari strumenti all’interno degli allenamenti tecnici e/o fisici. Quanti giocatori durante gli allenamenti hanno la possibilità di VEDERE e studiare quel movimento fatto da un giocatore dell’NBA piuttosto che leggere una situazione tattica studiando un pick & roll preso da una partita di Eurolega?

Uscire dalla monotonia degli schemi mantenendo un profilo volto al miglioramento specifico in un’atmosfera serena ma professionale è stata per noi la più grande conquista di questa prima edizione.

 

 

Tirando le somme, è stata un’esperienza positiva ? Si rifarà anche l’anno prossimo ?

Per essere la prima stagione non posso che essere estremamente soddisfatto dei risultati che abbiamo ottenuto. Nelle 8 settimane di Undrafted, hanno partecipato agli allenamenti ben 61 tra ragazzi e ragazze Under e 17 giocatori Senior. Sono numeri di partenza direi molto importanti e il merito di tutto ciò va condiviso anche con tutto lo staff: Luca Bonetta e Andrea Coronica per quanto riguarda la parte di preparazione fisica, Giacomo Piasentin per l’aiuto con i video e la parte in campo con i ragazzini e Gabriele Vittori che si è occupato dell’area fisioterapica.

Siamo già al lavoro per ripetere l’esperienza la prossima estate: abbiamo potuto studiare molto durante la prima edizione e abbiamo tante idee per migliorarci e diventare sempre più un modello da seguire per il lavoro estivo. Vedremo poi se ne saremo capaci, ma è una sfida che vogliamo portare avanti giorno per giorno.

 

 

Dato che era presente anche la nostra ShootYes al laboratorio, dacci qualche tua opinione a riguardo.

Era la prima volta che provavo una macchina sparapalloni e devo dire la verità sono rimasto stupito, ovviamente in positivo.

 E’ stata davvero un’ottima aggiunta al nostro lavoro: i giocatori erano davvero coinvolti grazie al ritmo molto più rapido dei passaggi rispetto al classico tiro a coppie e hanno apprezzato la possibilità di tirare del tutto in autonomia anche per 1h concentrandosi “solo” sul fare canestro.

Dal mio punto di vista invece, oltre al notevole lavoro in meno per noi allenatori nel dover prendere i rimbalzi durante le sessioni di tiro, penso che la macchina sia perfetta per ricreare una situazione molto simile alla partita sia come tensione psicologica sia come tempi di reazione: non appena ha tirato infatti, il giocatore è portato già a pensare e a posizionarsi per il prossimo tiro, senza aver troppo tempo per pensare o per “riposarsi” fisicamente e mentalmente.

Quante novità, tutto lo staff di ShootYes vi fa i complimenti e vi augura un in bocca al lupo per il prossimo anno !

Per maggiori info: https://www.facebook.com/UndraftedBasketLab

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